Traduzione giurata: definizione, quando è necessaria, chi può giurare.

Traduzione giurata, traduzione asseverata e apostille

 

La traduzione detta “giurata” si definisce anche, giuridicamente, asseverazione (da ciò deriva la definizione corretta di traduzione asseverata). L’asseverazione è un giuramento reso dinanzi a un pubblico ufficiale, generalmente il pubblico ufficiale di cancelleria di un Tribunale. Essa attesta la corrispondenza tra il testo sorgente e il testo tradotto affinché la traduzione abbia la stessa validità legale dell’originale. Il testo sorgente, in originale o in copia autenticata, la rispettiva traduzione e il verbale di asseverazione vengono rilegati a formare un unico fascicolo, non più scomponibile.

 

Tra gli esempi più comuni che necessitano di traduzione asseverata vi sono le seguenti casistiche:

- traduzione dei documenti necessari per richiedere la cittadinanza italiana;

- traduzione di documenti per il matrimonio;

- qualsiasi atto giudiziario che coinvolga soggetti di Paesi diversi (come ad esempio documenti testamentari, certificati di nascita, certificati penali, atti costitutivi, bilanci, ecc.).

 

È inoltre necessario distinguere tra traduzione legalizzata e traduzione apostillata. Se una traduzione deve avere valore legale anche all’estero (come ad esempio la traduzione di un titolo di studio italiano da presentare in un Paese straniero, ovvero visti, casellari, sentenze o atti giuridici che vanno notificati all’estero), essa andrà prima asseverata e poi legalizzata presso la Procura della Repubblica del Tribunale al fine certificare l’autenticità della firma del Cancelliere.

 

Se invece il Paese in cui la documentazione deve essere inviata fa parte dell’elenco degli aderenti alla Convenzione dell’Aia del 1961, sul documento verrà applicata un’apostille, ovvero una certificazione che convalida sul piano internazionale l’autenticità del documento. Ai fini pratici non cambia nulla, cambia solo il timbro apposto sull'ultima pagina del documento.

 

Chi può giurare una traduzione?

 

È importante sottolineare che non è consentito asseverare una traduzione per se stessi. Ad esempio, se una persona è in grado di tradurre il proprio diploma di studi, non può recarsi presso il Tribunale per fare il giuramento sulla propria traduzione. I documenti devono infatti essere giurati da una terza persona di fronte ad un Cancelliere del Tribunale o un Giudice di Pace: il traduttore si assume la responsabilità, tramite giuramento, di aver tradotto fedelmente il testo sorgente.

 

Quali documenti occorrono?

 

L’originale del documento o la copia autenticata di esso. È necessario inoltre apporre una marca da bollo da € 16,00 ogni quattro pagine del fascicolo cartaceo, inteso come testo sorgente (in originale o in copia autenticata), traduzione e verbale di giuramento firmato. In aggiunta, occorre applicare una marca da bollo da € 3,84 al verbare di asseverazione.

 

È possibile richiedere un preventivo dettagliato di tempi di consegna e costi scrivendo all'indirizzo email cristianagirolimetto@gmail.com oppure contattandomi al numero +39 333 4729332.

 

Autore: Cristiana Girolimetto, interprete e traduttrice dalla lingua cinese e inglese nel settore legale, dei beni di lusso e del Made in Italy, formatrice e mediatrice culturale verso la Cina.

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巴勒莫: 2018年意大利文化之都

巴勒莫:赢得了天空下的博物馆的美称

 

巴勒莫是新选定的2018年意大利文化之都。意大利文化活动、遗产和旅游部部长达里奥•弗兰切斯基尼宣布这一结果的时候说道:“巴勒莫是意大利这片土地的文化和美的代表,为意大利赢得了天空下的博物馆的美称”。

 

巴勒莫是意大利最大岛屿西西里岛的首府。如果想对西西里岛有所了解,应该先从巴勒莫开始。西西里一直以来是意大利最佳的旅游胜地之一,岛屿美奂美轮的自然风景,独特的建筑和美味的食品另人心向往之。因此,西西里岛也成了外国房地产投资家的一个理想地区。

 

巴勒莫:历史不同民族和文化的交织

 

巴勒莫由腓尼基人在公元前七、六世纪时期建立,历经不同民族和文化的交织为巴勒莫带来了卓越不凡的艺术和建筑瑰宝。文化古迹大部分在巴勒莫市中心,其中包括历史悠久的别墅,住宅和宫殿,宗教建筑等。文化古迹向人们讲述着不同阶段的故事,演绎着古城的悠久历史。

 

巴勒莫:2018年以好客为题的丰富文化活动

 

2018年,巴勒莫市将以好客为题为来访者提供更为丰富的文化活动:移民文学节移民当代艺术双年展、意大利著名的马西莫剧院的更为丰富的剧目,最近修复的古建也将对外开放。巴勒莫也是豪华游的目标城市,拥有大量别墅和官邸,可供住宿及品尝以浓郁醇厚的口味而享誉意大利乃至全球的西西里美味。

 

来源:Arnone & Sicomo国际律师事务所巴勒莫:2018年意大利文化之都

 

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Contratti Joint Venture in Cina: come costituire una joint venture con un partner cinese

CONTRATTI JOINT VENTURE: cosa sono?

 

I contratti di joint venture sono da intendersi quali accordi strategici/di collaborazione tra due o più imprese, le quali mettono a disposizione le proprie reciproche capacità al fine di ottenere un risultato comune. Più specificamente, trattasi di alleanze che inducono un’impresa a collaborare con un’altra che si trova, ad esempio, in un luogo di esecuzione di opere interessante strategicamente (come la Cina), che dispone di una tecnologia non posseduta, o diversamente, collaborazioni che nascono al fine di gestire una specifica fase di produzione per far divenire le stesse più competitive.

 

Le joint venture sono uno strumento atipico, perciò i partners sono liberi di definire le reciproche obbligazioni e i diritti scaturenti dal rapporto contrattuale sulla base della normativa della nazione dove opereranno. La joint venture può essere:

- joint venture contrattuale

- joint venture societaria

 

La joint venture contrattuale nasce con lo scopo di realizzare un progetto comune, a seguito della stipula di uno o più contratti collegati i quali si regolano ruoli, compiti e le responsabilità dei partners. La stessa ha durata pari al periodo di tempo necessario ai fini della realizzazione del progetto che ha portato a stipularla.

 

Diversamente, la joint venture societaria configura un nuovo soggetto giuridico, istituito per realizzare una collaborazione tra imprese ed è disciplinata da una serie di contratti. La durata della stessa può essere anche indeterminata. La joint venture societaria è costituita da un contratto principale e da uno o più contratti collegati(operational agreements). Nel contratto principale vengono determinati i temi principali della joint venture, come ad esempio gli obbiettivi perseguiti, modalità di costituzione della nuova società o anche le clausole che disciplinano il funzionamento degli organi sociali, tempi di durata della joint venture e le modalità di risoluzione della controversia. Mentre, attraverso gli operational agreements vengono regolati i rapporti tra imprese relativi ad esempio al know how, i diritti proprietà intellettuale o ancora i prodotti e i servizi.

 

CONTRATTI DI JOINT VENTURE IN CINA: come costituire una joint venture 

 

Decidere di dar vita ad una joint venture non è cosa di poco conto. E’ molto importante fare un'analisi preventiva su quelli che potranno essere i benefici o gli svantaggi di una cooperazione tra imprese di livello internazionale. Ciò vale soprattutto quando si creano rapporti commerciali con partner cinesi.

 

L’iter da seguire per arrivare a stipulare contratti di una joint venture, con soci cinesi e non, è il seguente:

- la decisione, ovvero il raggiungimento di obiettivi strategici e mirati alla crescita della società;

- la scelta del partner commerciale che meglio di altri sia in grado di apportare quel valore aggiunto alla propria impresa, tale da consentire il raggiungimento dell’obiettivo di crescita prefissato;

- negoziazione tra imprese e quindi la trattativa, al fine di regolare i rapporti tra coloro che saranno i partners commerciali;

- analisi delle condizioni di mercato e studio della fattibilità economica (costo forza lavoro, normativa industriale fiscale, doganale e normativa applicabile agli investimenti stranieri, condizioni praticate dagli istituti bancari ed indicatori economici).

 

Svolte le preliminari valutazioni illustrate si deve passare poi alla scelta delle dimensioni che si vogliono dare alla joint venture, al tipo di investimento che si desidera effettuare, ai prodotti da commercializzare ed al prezzo, al target di mercato da occupare e, soprattutto, avere contezza del capitale che si sceglie di investire nel progetto di internazionalizzazione.

 

Se si vuole costituire una joint venture internazionale, si deve prendere altresì conoscenza:

- degli eventuali limiti per il socio straniero a ricoprire determinate cariche sociali;

- dei settori che sono esclusi o ammessi agli investitori stranieri;

- limiti alle partecipazioni che un investitore straniero può detenere nella joint venture;

- eventuali vantaggi fiscali/oneri doganali minori esistenti per le joint venture di nuova costituzione;

- della normativa import/export.

 

CONTRATTI DI JOINT VENTURE IN CINA: le joint venture con società cinesi

 

La conclusione di contratti di joint venture con la Cina è soggetta ad una disciplina più complessa. Il governo cinese ha, infatti, racchiuso in un’unica legge sulle fusioni e acquisizioni i principi, le procedure e i requisiti principali per gli investitori stranieri interessati ad acquisire aziende cinesi. In questo contesto, la legge cinese prevede alcune restrizioni inerenti la capacità giuridica degli eventuali partner cinesi di una joint venture, ovvero deve trattarsi di una società della Repubblica Popolare Cinese, registrata regolarmente, conformemente alle leggi vigenti nel Paese.

 

La joint venture con la Cina può assumere la forma di:

 

Equity Joint Venture (EJV), quale società a responsabilità limitata, nella quale la responsabilità di ciascun socio è limitata al capitale sociale sottoscritto.

Ha personalità giuridica indipendente e separata rispetto a quella degli investitori. ll capitale versato dai membri della EJV diviene di proprietà della stessa; per quello investito dagli stranieri, lo stesso non può essere inferiore al 25% del capitale.

 

Contractual Joint Venture (CJV), oltre ad avere la forma di società a responsabilità limitata può averne anche di altre. I soci sono responsabili nella misura dei loro investimenti, salvo patti contrari. I conferimenti dei soci nella CJV possono essere di varia natura: beni materiali, diritti industriali, speciali tecnologie, diritti di uso del suolo e altri diritti di proprietà. Quando la CJV è costituita come persona giuridica, gli investimenti dei partners stranieri non possono essere inferiori al 25% del capitale sociale. Quando la CJV non è costituita come persona giuridica, gli investimenti dei partners sono sottoposti alle regole indicate dal MOFTEC (Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese).

 

Fonte dell'articolo: Arnone & Sicomo International Law Firm Contratti Joint Venture in Cina: come costituire una joint venture con un partner cinese

 

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Italia, terra di business per gli investitori cinesi

INVESTIMENTI CINESI ITALIA: I settori più ricercati

 

Da molti anni ormai la Cina sta contribuendo a cambiare il mondo, con le sue riforme, le sue produzioni e le sue imprese, che innovano e investono anche in Italia. Ma, di fronte all'aumento del numero di imprenditori cinesi che decidono di investire nel nostro territorio, la domanda da porsi è se tutto questo sia un bene per il nostro Paese.

 

La maggioranza delle persone pensa, infatti, che aprire le porte dell’Italia agli investitori cinesi sia un rischio per la nostra identità nazionale. I cinesi, infatti, dell’Italia apprezzerebbero soltanto il know-how e i nostri marchi, disposti a tutto pur di farli propri, per poi trasferirne in Cina la produzione. Secondo altri, invece, l’imprenditoria cinese è un’opportunità di scambio economico e commerciale anche per gli imprenditori italiani desiderosi di espandere la loro attività verso un mercato estero in continua espansione.

 

Vi è da chiedersi, dunque, a voler comprendere la logica che muove i capitali degli investitori cinesi, quali settori e tipologie di investimento essi preferiscano. Quali siano le aree geografiche più apprezzate e se in ambito commerciale investano più in operazioni di maggioranza o di minoranza.

 

Tra i settori maggiormente ricercati vi sono: moda, sport, settore immobiliare di lusso ed alberghiero, brevetti, marchi, nonché operazioni di acquisizione di società italiane. E di certo non mancano le agevolazioni da parte dello Stato Italiano, volte ad attrarre capitali cinesi. Basti pensare alla introduzione di una procedura semplificata per il rilascio di visti di residenza elettiva e di visti turistici di lunga durata per gli investimenti immobiliari cinesi in Italia.

 

INVESTIMENTI CINESI ITALIA: I vantaggi per gli imprenditori cinesi e non solo

 

La scelta di investire in Italia da parte degli imprenditori cinesi è legata soprattutto alle motivazioni strategiche che spingono le multinazionali: la volontà di affermarsi ed integrarsi nel mercato economico mondiale; la necessità di migliorare qualitativamente le proprie produzioni una volta rientrati in Patria, studiando con attenzione quelli che sono i settori tipici della competitività italiana (turismo, sport, moda); la volontà di ritagliarsi una fetta del mercato europeo, garantendo l’accesso ai propri prodotti.

 

Di fronte a Stati che hanno posto dei paletti all'ingresso degli investitori cinesi, lo Stato Italiano ha, al contrario, “aperto le porte a Pechino”, consentendo l’accesso ad aziende “a carattere strategico”, che mirino ad accrescere la produttività ed economia del nostro Paese.

 

Da un lato, dunque, gli investitori cinesi hanno trovato un terreno fertile dove “moltiplicare” il loro denaro ed accrescere la loro competitività, agevolati certamente dalla crisi economica che l’Italia sta ancora oggi affrontando e dalla quale non riesce a venire fuori. Dall'altro lato, gli investitori cinesi hanno rappresentato per l’Italia “una boccata d’aria” nella misura in cui non soltanto hanno acquistato immobili ed alberghi di lusso nelle regioni italiane più apprezzate dai turisti stranieri, ma sono intervenuti laddove il nostro Stato ha fallito, acquisendo società ed aziende gravemente compromesse dalla crisi economica.

 

Non vi è dubbio che anche gli imprenditori italiani potrebbero trarre enormi vantaggi dagli investimenti cinesi. L’investitore cinese potrebbe, ad esempio, mostrare interesse ad ampliare il proprio business creando delle vere e proprie sinergie con le aziende italiane, più desiderose di intraprendere processi di internazionalizzazione verso i mercati in espansione, come ad esempio l’Africa (terra in cui le aziende cinesi si stanno espandendo).

 

INVESTIMENTI CINESI ITALIA: La Cina come economia di mercato

 

La sezione 15 del protocollo di adesione al WTO (Organizzazione mondiale del commercio) prevedeva che la Cina potesse essere considerata come una non market economy nei procedimenti anti dumping (esportazioni sotto costo) se le aziende cinesi non fossero state in grado di provare che operavano in condizioni normali di mercato. Una clausola, quella della sezione 15, fortemente limitativa dell’economia cinese che da sempre ha  visto applicare tariffe punitive al proprio export.

 

Questo status di “segregazione economica” era previsto durasse 15 anni, allo scadere dei quali la Cina avrebbe potuto ottenere lo status di economia di mercato ma ciò non è avvenuto, stante la ferma opposizione dei maggiori Paesi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Al centro della disputa tra Pechino e UE vi è la possibilità per le imprese cinesi di esportare le loro merci ed offrire i loro servizi a prezzi più vantaggiosi, e dunque concorrenziali, di quelli praticati sul mercato interno, al fine di agevolare l’espansione verso i mercati stranieri, non soltanto europei.

 

Di fronte, dunque, al desiderio di Pechino di uscire dallo status di “potenza economica minore”, si pongono Paesi come Washington e Bruxelles troppo preoccupati delle notevoli ripercussioni che l’economia cinese possa avere se le fosse lasciato libero spazio economico. Quello però di cui non ci rende conto è che la Cina ha già saputo guadagnarsi il posto che merita tra le grandi potenze economiche. I suoi imprenditori sono riusciti laddove il nostro Stato ha fallito. La Cina ha saputo investire in settori e Paesi in crisi, promuovendo la valorizzazione dei luoghi e contribuendo strategicamente allo sviluppo dell’economia.

 

Senza rendercene conto il processo di globalizzazione della Cina verso i mercati europei ed internazionali in genere è già iniziato e ha già raggiunto risultati elevati, dei quali oggi alcuni Paesi, come l’Italia non potrebbero fare a meno.

 

Fonte dell'articolo: Arnone & Sicomo International Law Firm Italia: terra di business per gli investitori cinesi

 

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One belt one road: la nuova Via della Seta per la cooperazione internazionale

ONE BELT ONE ROAD: La Cina rilancia la "Via della Seta"

 

Basta il nome per evocare emozioni straordinarie e far viaggiare l’immaginazione su sconfinati scenari naturali. La “Via della Seta” condensa, in un’unica espressione, secoli di storia e di avvenimenti che hanno segnato il destino di popoli e culture.

 

La “Via della Seta” fu iniziata nel 114 a.C. nel periodo della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.), e sopravvisse fino almeno al XV secolo, con l’apertura delle vie marittime. Raggiunse un’estensione di oltre 8000 chilometri e, oltre a essere una via commerciale, era un potente mezzo di scambi di informazioni, persone, idee.

 

Ancora oggi lungo tutto il percorso si possono trovare tracce dei popoli, delle idee e delle merci che l’hanno attraversata e modellata, tutte testimonianze del fatto che la “Via della Seta” ha rappresentato un dialogo tra le civiltà della Cina e dei paesi del Vicino Oriente e del Mediterraneo. Lungo questo percorso nei secoli hanno transitato carovane di cammelli carichi di seta, prezioso materiale di cui la Cina ha conservato e conserva ancora oggi il “segreto” della sua lavorazione. Grazie a questa “Via della Seta” la Cina riusciva a garantirsi il monopolio del tanto ricercato tessuto, che trovava acquirenti fin nell’Impero Romano, a Occidente.

 

Ed è con questo spirito, “dei vecchi tempi”, che oggi la Cina propone sul mercato globale ed internazionale un innovativo progetto denominato “One belt one road” (OBOR), ovvero la nascita e la costituzione di una “Nuova Via della Seta”. Si tratta di un'iniziativa strategica volta al miglioramento dei collegamenti e della cooperazione internazionale, sia via terra che via mare, tra i Paesi dell'Eurasia. Un’iniziativa che rappresenta soprattutto un progetto economico volto ad integrare l’Asia e l’Europa per mezzo della costruzione di sei corridoi di trasporto via terra e via mare, attraverso i quali circoleranno merci, tecnologie e cultura.

 

Il progetto, lanciato dal presidente Xi Jinping con l’obiettivo di migliorare la cooperazione a livello internazionale e la governance globale, esprime la visione che la Cina ha del mondo, riconducibile ad un concetto unificato di “ordine mondiale” (Tianxia -“all under heaven”). Il mondo basato sul modello della famiglia, che rappresenta una casa per tutti i popoli.

 

Partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, la strategia mira a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi. Un piano di infrastrutturazione via mare e terra che coinvolgerà oltre 65 Paesi (che si sono resi disponibili ad allineare i propri piani di sviluppo a quello cinese), tre quarti delle riserve energetiche e un terzo del prodotto interno lordo globale. Per realizzare questi progetti, sono stati creati due bracci finanziari: il Silk Road Fund e la Banca Asiatica di Sviluppo Infrastrutturale.

 

ONE BELT ONE ROAD: I sei nuovi corridoi economici e marittimi 

 

L’obiettivo della Cina è certamente ambizioso: collegare la Cina all’Asia Meridionale e Centrale, alla Russia, all’Africa e all’Europa, aprendo nuovi canali via terra e via mare, e migliorare la connettività costruendo infrastrutture, ferrovie, porti. Per farlo la Cina propone di realizzare via terra quattro dei sei corridoi: il nuovo ponte Eurasiatico, progetto di ampliamento dei collegamenti ferroviari tra l’Asia orientale e l’Europa; tre cinture di collegamento: Cina, Mongolia e Russia; Cina, Asia Centrale e Asia Occidentale; Cina e la Penisola Indocinese.

 

Nei suoi progetti, per gli investimenti via terra, Pechino punta a collegare la Cina con il Golfo Persico e il Mediterraneo, tramite l’Asia centrale e occidentale, oltre a connettere il Paese con il Sud Est Asiatico e l’Oceano Indiano. Le rotte terrestri di riferimento sarebbero tre:

- Una delle vie terrestri parte da Xi’an, città situata nel centro del Paese, e si snoda attraverso il centro dell’Asia, ossia attraverso Kazakistan, Russia (Mosca) e dirigendosi infine nel Mar Baltico;

- Da Xi’an inizia un secondo percorso terrestre che attraversa il Medio Oriente, nello specifico Islamabad (Pakistan), Teheran (Iran), Istanbul (Turchia);

- Infine una terza via parte da Kunming a attraversa il sudest asiatico, attraverso paesi quali Thailandia e Myanmar, finendo la sua corsa a Delhi in India.

 

Le principali rotte marittime sono due: una inizia dal porto di Fuzhou e attraversa l’oceano Indiano toccando Malesia, Sri Lanka e il mar Rosso, collegando l’Europa a Rotterdam; la seconda parte sempre da Fuzhou e arriva alle isole Pacifiche attraverso il Mar di Cina.

 

ONE BELT ONE ROAD: L’Italia e i porti italiani 

 

La vera sfida per l’Italia, in questo progetto, si gioca sui mari. L’Italia, cuore dell'Europa e “ponte” tra Europa e Oriente, rappresenta, infatti, uno dei terminali strategici della proiezione cinese nel Mediterraneo, in termini politici, commerciali e di sicurezza. Con il raddoppio del Canale di Suez nel 2015, il Mediterraneo ha infatti assunto una nuova centralità per il commercio e la cooperazione internazionale. Con i suoi porti (i porti dell’Adriatico – Ravenna, Venezia e Trieste – Gioia Tauro) è tra i mari che consentono uno sviluppo economico strategico più competitivo rispetto agli altri mari.

 

All'aumento degli investimenti cinesi in Italia, corrisponde oggi la necessità di una revisione della strategia di difesa degli interessi della Cina di “generare economia” ed il sistema portuale e ferroviario italiano rappresenta il punto di partenza per questa sfida economica globale.

 

ONE BELT ONE ROAD: Nuove opportunità per i Paesi dell'Eurasia

 

Con la nuova Via della Seta, la Cina si prefigge cinque obiettivi fondamentali: il coordinamento politico, l’incremento della connettività e dei flussi commerciali fra i Paesi, l’integrazione finanziaria e culturale tra i diversi Paesi. In sintesi, gli obiettivi dell’iniziativa “One belt one road” possono essere evidenziati nei seguenti punti:

- Connettere i Paesi, facilitando la comunicazione fra i governi;

- Connettere le infrastrutture, per facilitare il trasporto di merci e il passaggio di persone fra i diversi Paesi;

- Connettere le economie, al fine di aumentare i volumi commerciali;

- Connettere i capitali, al fine di incentivarne i flussi;

- Connettere le persone, facilitare gli scambi tra diverse culture e sistemi educativi, incentivare la condivisione delle tecnologie e degli usi.

 

Non vi è dubbio quindi che il progetto One Belt One Road ha la potenzialità di stimolare ulteriormente l’economia cinese, accompagnandola verso la crescita prospettata dal governo di Pechino.

 

Fonte dell'articolo: Arnone & Sicomo International Law Firm One belt one road: la nuova Via della Seta per la cooperazione internazionale

 

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Perché studiare il cinese?

Quando nel 2005 decisi di trasferirmi in Cina, ancor in Italia non era evidente l'importanza che la Cina avrebbe assunto a livello internazionale qualche anno più tardi. C'era certamente chi già lo presagiva, tuttavia per me si trattava di un viaggio rivolto alla scoperta dell'altra metà del pianeta. Eppure questo viaggio ha avuto risvolti fondamentali sulle successive scelte accademiche e professionali che ho intrapreso. A chi oggi mi domanda perché mai addentrarsi nello studio della lingua cinese, rispondo con le seguenti ragioni.

 

In primo luogo, tra le lingue del mondo il cinese conta il più alto numero di parlanti madrelingua, circa un miliardo e 300 milioni di persone, è inoltre parlato nelle comunità cinesi presenti in diverse regioni del mondo, quali Malesia, Indonesia, Singapore, Russia, Mongolia, Stati Uniti, Vietnam, Thailandia e Filippine. In aggiunta, il cinese va diffondendosi in Italia parallelamente alla presenza cinese sul territorio generando così una situazione di crescente multiculturalismo che merita di essere compresa e affrontata.

 

In secondo luogo, la Cina è uno tra i più importanti partner commerciali dell'Italia. Molte aziende italiane intraprendono ogni giorno rapporti commerciali con la Cina e dal momento che i partner cinesi prediligono contrattazioni in lingua mandarina, conoscere la lingua cinese può costituire un vantaggio sia quando si desidera concludere un affare nel modo più vantaggioso, sia quando si compete per un posto di lavoro.

 

Da non sottovalutare ancora è il ruolo di importanza strategica che la Cina gioca negli affari internazionali e la sua politica estera mira a un ulteriore incremento. Apprendere la lingua cinese significa inoltre immergersi nello studio di una civiltà che vanta 5000 anni di storia, mettere in discussione i propri valori di riferimento per intraprendere una riflessione di più ampio respiro sull'etica, i rapporti sociali e la natura.

 

Queste le ragioni che ritengo preminenti e che spero possano aver convinto gli incerti e aver fornito nuovo materiale per un ulteriore dibattito. Imparare il cinese non è impossibile, oggi gli strumenti a disposizione sono molti e la ricerca nel settore della didattica è andata sviluppandosi districando molti nodi e rendendo più accessibile lo studio di questa lingua apparentemente difficile.

 

Autore: Cristiana Girolimetto, interprete e traduttrice dalla lingua cinese nel settore dei beni di lusso e del Made in Italy, formatrice e mediatrice culturale verso la Cina.


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